mercoledì 30 novembre 2016

Un bonifico di un familiare ad un imprenditore o libero professionista, potrebbe portare ad accertamenti nonchè al BLOCCO DEI C/C


Ulteriormente attenti, adesso, a motivare ogni singolo trasferimento di denaro dal vostro conto corrente personale, anche in favore di familiari e parenti: bonifici movimentazioni bancarie sospette potrebbero infatti far scattare la presunzione che si tratti di operazioni volte a sottrarre il denaro al fisco. Insomma, la cara e vecchia evasione fiscale. Legittimo, allora, in questo caso, il sequestro del conto e, quindi, il blocco di ogni operazione. A ricordarlo, ancora una volta, è la Cassazione con una sentenza di freschissima pubblicazione [Cass. sent. n. 25451/2016 del 20.06.16]. Secondo la corte, le movimentazioni bancarie, fra cui le cessioni ai familiari, se non giustificate da documentazione o da valide ragioni, legittimano il sequestro sui beni del presunto evasore fiscale.



Il punto è che la legge sacrifica la libertà dei correntisti all’interesse generale dell’ordinamento rivolto al contrasto al “nero” e all’evasione. Ecco allora la necessità che ogni contribuente, nel momento in cui trasferisce a un altro soggetto i propri averi, lo faccia in base a una valida causale e/o, prima di qualsiasi bonifico (specie se di rilevante importo) si tuteli con la relativa documentazione fiscale o con una scrittura di “data certa”, che motivi le ragioni del passaggio del denaro da un conto a un altro.



In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la normativa  prevede una presunzione in base alla quale sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari dai relativi titolari si considerano automaticamente ricavi (e, come tali, soggetti a tassazione). Spetta al contribuente dimostrare il contrario (ossia che si tratta, invece, di redditi esenti dalle tasse): dimostrazione che, comunque, può essere fornita con ogni mezzo di prova, anche attraverso presunzioni semplici.



Il giudice dovrà analizzare attentamente le prove fornite dal titolare del conto e verificare ogni altro indizio (purché grave, preciso e concordante) relativo alla movimentazione del conto corrente bancario oggetto dell’accertamento, anche alla luce dell’ammontare delle somme movimentate.



Ma non solo. Per la Cassazione, tale principio è applicabile a qualunque contribuente che svolga attività imprenditoriale, quale che ne sia la forma giuridica, sia esso una società oppure, come nel caso in esame, una persona fisica.



E infatti, conclude la Cassazione, le presunzioni legali previste dalle norme tributarie, pur non potendo costituire di per sé fonte di prova dei reati fiscali, hanno un valore indiziario sufficiente per far scattare l’applicazione del sequestro. Questo significa, in termini molto spiccioli, che o il contribuente si sa difendere in anticipo e, già prima dell’operazione bancaria crea e si prepara tutta la documentazione da esibire – in un futuro non troppo imminente (stanti i tempi degli accertamenti) – all’Agenzia delle Entrate, oppure, a distanza di diversi anni, la sua difesa potrebbe diventare impossibile anche per il migliore dei professionisti e dovrà soccombere alla richiesta di pagamento di ulteriori tasse. Ricordiamo infatti che nel processo tributario – quello cioè che vede come controparte il fisco – non sono ammesse prove testimoniali, ma solo quelle documentali. Dunque il ricorrente può dimostrare i fatti a sé favorevoli solo attraverso scritti e non per altri modi. Scritti che, per forza di cose, si dovrà procurare in anticipo e con data certa, non potendo certo crearli al momento del giudizio e poi retrodatarli. Ecco perché è sempre bene documentare e motivare, anche con apposite scritture private, ogni bonifico o movimentazione bancaria, sebbene avvenuta tra familiari.

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