lunedì 12 settembre 2011

Decreto Legge per la stabilizzazione finanziaria

Attraverso un percorso che definire travagliato è sicuramente riduttivo, l’aula del Senato, ha approvato il Decreto Legge per la stabilizzazione finanziaria. Il provvedimento passa ora alla Camera per la definitiva conversione in legge.



Rispetto alle prime stesure le novità introdotte sono rilevanti e di notevole impatto per le categorie da noi rappresentate.



Pur potendosi registrare l’accoglimento di positive modifiche così come auspicato dalla nostra Associazione, gli elementi di preoccupazione già presenti con la lettura delle bozze iniziali, aumentano ora, in modo esponenziale, a seguito della maggiorazione di un punto percentuale dell’IVA ordinaria.



Complessivamente, a regime nel 2014, l’importo della manovra sarà di circa 60 miliardi di euro:


  • 40 miliardi di Entrate (di cui 20 miliardi che deriveranno dai tagli a deduzioni e detrazioni fiscali).

  • 20 miliardi di minori spese.



Esattamente il contrario di quanto si auspicava (più tagli alla spesa pubblica e minori nuove entrate).
L’aumento dell’IVA inciderà negativamente nei confronti di imprese e di consumatori.
Per le imprese una lievitazione sui costi dei servizi e sull’acquisto dei prodotti.



Per le famiglie un aggravio di 165 euro e conseguente riduzione del loro potere di spesa.


Con un presumibile impatto negativo sui consumi che potrebbero risentirne per una ulteriore contrazione dello 0,5%.


Effetto che deprimerebbe il già negativo andamento dei consumi interni.


A questo si aggiunga l’onere che imprese e cittadini saranno costretti a sostenere a causa delle minori entrate destinate agli Enti locali.


Gli aumenti previsti per le addizionali IRPEF comunali e regionali, si trasformeranno in un’ulteriore mazzata per le tasche di tutti i contribuenti.


Banca d’Italia prevede che le pressione fiscale nel 2014 potrebbe attestarsi al massimo storico del 44,5%. Tale livello, secondo Banca Italia, salirebbe ulteriormente se gli Enti decentrati compensassero la riduzione dei trasferimenti statali con un aumento del’imposizione a livello locale.



Il ripristino delle festività originariamente soppresse, lo stop alle liberalizzazioni per orari ed esercizi commerciali, fatto certamente positivo, non ci esimono dall’esprimere un giudizio fortemente negativo sulla complessità della manovra e sulle modalità e la confusione con le quali si è proceduto per la sua approvazione.



In materia di lavoro, le modifiche introdotte rischiano di svuotare completamente gli importanti risultati raggiunti con la contrattazione collettiva nazionale.



Occorre chiarire se un nostro accordo interconfederale possa attribuire validità erga omnes alla contrattazione territoriale e aziendale, e valutare come coordinare e rendere compatibili i diversi livelli di contrattazione.



Una manovra che non dà prospettive, che non sostiene il rilancio e la ripresa e che purtroppo potrebbe rivelarsi insufficiente per raggiungere il pareggio del bilancio.


Gli auspicati tagli rappresentano solo il 30% dell’intera manovra.


Assenti gli interventi strutturali che avrebbero garantito maggiore solidità alla manovra.


Per professioni e categorie protette l’auspicato intervento per le liberalizzazioni è stato solertemente accantonato e, per l’ennesima volta, si è cercato di inasprire ulteriormente la deregulation nel comparto distributivo commerciale.


Unico settore il nostro che è sottoposto da anni, non senza sacrifici, a processi di liberalizzazione.


Dal centro le preoccupazioni ora passano alla periferia.


Regioni e Comuni, con grandi difficoltà, per far fronte alle minori entrate loro attribuite, potrebbero fare lievitare i tributi locali ed i costi dei servizi.


Occorrerà pertanto tenere la massima attenzione per intraprendere tutte le iniziative utili e salvaguardare la solidità delle nostre imprese.
Nei prossimi giorni come Rete Imprese Italia predisporremo un piano di iniziative a sostegno delle PMI e ve ne daremo puntualmente informativa.

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