martedì 9 novembre 2010

Divieto di commercializzazione di sacchetti non biodegradabili dal primo Gennaio 2011

La legge 27 dicembre 2006, n. 296, (legge finanziaria 2007), aveva previsto, all’art. 1, comma 1129, che, sarebbe stato avviato, a partire dall'anno 2007, un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che non risultino biodegradabili, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario.



La data da cui avrebbe dovuto decorrere il divieto è stata poi differita, con l’art. 23, comma 21-novies, del DL 1 luglio 2009, n. 78, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, legge n. 102/2009, al 1° gennaio 2011.



Sono molte le perplessità sull’effettiva vigenza del divieto a far data dal 1° gennaio 2011, in assenza del previsto programma sperimentale, che avrebbe dovuto condurre progressivamente a detto divieto, ma che non è mai stato avviato.



Le perplessità riguardano anche una serie di altre questioni:



1. il divieto di commercializzazione dei sacchi non biodegradabili riguarda, come ritiene chi scrive, anche la commercializzazione da parte del produttore (o dell’importatore, che, nel caso dell’immissione in commercio di prodotti provenienti da altri Paesi svolge la medesima funzione)? Perché in questo caso il problema, per chi cede il prodotto al dettaglio, mettendolo a disposizione del consumatore, riguarderebbe solo lo smaltimento delle scorte;



2. nel caso in cui i sacchetti non fossero commercializzati ma solo ceduti gratuitamente al consumatore finale (come avviene in molti piccoli esercizi di vendita), il supposto divieto deve ritenersi comunque sussistente?



3. quali le conseguenze in caso di mancato rispetto del divieto di commercializzazione (ad ogni livello), in mancanza di sanzioni (non previste dalla legge)?



4. come regolarsi con l’approvvigionamento dei sacchetti biodegradabili, visto che sembra – da quanto ci è dato sapere – che la produzione copra solo una minima parte della domanda?



5. quale sarà l’impatto sui consumatori, visto che il prodotto ha un costo superiore a quello dei sacchetti non biodegradabili?



Questi ed altri quesiti sono stati posti dai rappresentanti di Confesercenti al Ministero dell’Ambiente, che il 7 ottobre scorso ha convocato dette rappresentanze al fine di condividere i contenuti di una campagna di sensibilizzazione sul tema.



Va subito detto che alcune aziende della grande distribuzione hanno già iniziato a sostituire, anche se parzialmente, il prodotto non biodegradabile. Altre hanno già avviato, o si apprestano ad avviare, campagne che prevedono la distribuzione di “borse per la spesa” riutilizzabili.



Lo stesso Ministero avrebbe intenzione di produrre, in accordo con le aziende della GDO, un certo numero di borse riutilizzabili riportanti il logo del Ministero ed un messaggio di sensibilizzazione che incentivi l’uso di prodotti riutilizzabili o comunque biodegradabili.



Da quanto si è potuto cogliere, l’interpretazione che il Ministro sembra voler dare della norma va nel senso della effettiva vigenza del divieto dalla data prevista: rimangono, però, i problemi che abbiamo evidenziato.
Nel frattempo, alcuni Comuni hanno già varato iniziative di anticipazione del divieto, altri si sono esposti politicamente dichiarandosi contrari ad eventuali proroghe del termine di vigenza.



Noi prenderemo presto i necessari contatti con gli assessorati comunali all’ambiente ed al commercio per verificarne lo stato del recepimento ed attivare ogni possibile iniziativa a tutela dei nostri soci e degli operatori.

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