venerdì 8 gennaio 2010

La Confesercenti vicina alle vittime del racket

Quanto accaduto di recente, e mi riferisco all’attentato subito dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Reggio Calabria ed all’arresto degli aguzzini dei commercianti di Bovalino, suscita umori e sentimenti contrastanti.
Lo sdegno provocato dall’attentato nei confronti dello Stato e delle sue massime Istituzioni di garanzia, era stato preceduto, nei giorni scorsi, dall’eco suscitata dall’arresto degli estortori di Bovalino.
Un fatto questo, che in Calabria ha avuto pochi precedenti, e che fa il paio con quanto accaduto pochi giorni or sono a Caserta, dove una moltitudine di commercianti hanno fatto arrestare i loro aguzzini.
Più volte, e da più parti, è stata sottolineata l’importanza e la necessità di accostarsi alle Istituzioni nel fronteggiare e denunciare il sistema criminale che, sotto una molteplicità di forme e modi, impone il racket delle estorsioni: è evidente che solo confidando nell’opera della Magistratura e delle forze di polizia, ci si può liberare dalla morsa della ‘ndrangheta.
Ogni scorciatoia, prescindendo dallo Stato, è una strada che conduce i commercianti, gli imprenditori, verso una destinazione dal difficile ritorno: il pizzo, l’usura.
La Magistratura e le Forze dell’Ordine soprattutto negli ultimi anni hanno dimostrato di ben operare, ed ulteriori traguardi sarebbero stati raggiunti se la c.d. società civile - fatta anche di commercianti e imprenditori, e ancora di professionisti o di appartenenti alla Pubblica Amministrazione - avesse dato una reale e diffusa apertura di credito alle Istituzioni di questo Paese.
Le rarissime denuncie per fatti di racket o usura stridono in modo evidente con quanto acclarato giudizialmente e nei resoconti parlamentari della Commissione Nazionale Antimafia che notiziano su come un’ampia parte di commercianti e imprenditori sono vittime di racket e/o usura.
Occorre che la coscienza ed il comportamento di ciascuno, e di tutti , si uniformi al valore della legalità e della dignità per “intraprendere” in modo libero.
Auspichiamo che i tempi dell’agire politico-istituzionale diventino coincidenti con quelli del Paese reale: non ci si può attardare più!
In Calabria, oggi più di ieri, c’è bisogno di mutua solidarietà e non del mero coraggio del singolo: la repressione della ‘ndrangheta deve condurre, innanzitutto, ad eliminare le c.d. zone “grigie”: deve essere chiaramente identificabile e riconoscibile chi opera a servizio della legalità e chi, invece, si oppone.
Noi crediamo nella Magistratura, nelle Forze dell’ordine, nell’Amministrazione pubblica, in una parola nello Stato e, proprio per questo, siamo convinti che numerosi altri commercianti, seguiranno l’esempio del collega di Bovalino per affrancarsi dai malfattori .
Le imprese hanno bisogno di sentirsi e di essere libere dalla morsa della mafia, e devono anche sentirsi ed essere parte attiva dello Stato e, quindi, concorrere nel garantire legalità e sviluppo.
Chiediamo la convocazione del consiglio comunale di Bovalino, aperto alla partecipazione degli amministratori locali e regionali ed ai rappresentanti dell’associazionismo.
 

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