lunedì 20 marzo 2017

Fisco: rottamazione cartelle, da oggi attivi gli uffici Caf

La rottamazione delle cartelle Equitalia sta andando verso la fase più calda. Secondo la consulta nazionale dei Caf (Centri di assistenza fiscale) è ipotizzabile che nei prossimi giorni “milioni di italiani (oltre 400.000 fino ad oggi) si accalchino nelle sedi della società di riscossione per multe stradali, bolli auto e variegati e sconosciuti importi, oltre che sanzioni per errori nelle dichiarazioni fiscali, che vorrebbero rottamare con pagamenti diluiti e senza interessi. Da oggi sarà possibile rivolgersi anche ai Caf per rottamare le cartelle per il periodo 2000 - 2016″.
“Da tempo Equitalia ha avviato dei canali telematici accessibili ai cittadini più avvezzi all’utilizzo degli strumenti informatici, ipotizzando forse – afferma la consulta dei Caf – che il ricorso al proprio sito, all’interno del quale la cartella di ogni cittadino può essere aperta ritrovando tutte le informazioni e le cifre richieste, fosse la soluzione più semplice ed idonea, ma purtroppo non è così”.
La realtà è che non sempre è facile muoversi tra le pieghe delle normative e delle prassi fiscali. Per aiutare questi cittadini in aggiunta ai professionisti del settore, da oggi ci saranno anche i CAF, i Centri di Assistenza Fiscale, “che potranno essere delegati a compiere per loro la rottamazione delle cartelle. I CAF, oltre all’aiuto pratico nella elaborazione della richiesta, sono soprattutto chiamati a svolgere il proprio ruolo rivolto alla tutela dei contribuenti. Il temine previsto ancora oggi è del 31 marzo: potrebbe essere prorogato fino al 21 aprile, con provvedimento del Governo”.

venerdì 10 marzo 2017

Imprese femminili: crescono più velocemente ma durano di meno, potenziare politiche di sviluppo

Le imprese femminili crescono più velocemente, in termini di numero di attività, rispetto a quelle maschili; ma hanno un’esistenza più breve: nel 2016 il ciclo di vita medio di un’impresa guidata da una donna (12,9 anni) è stato di quasi due anni più corto rispetto alla media generale (14,7 anni). Un gap che segnala come il pieno raggiungimento della parità donna-uomo nella società e nel mondo del lavoro sia ancora lontano. Al Governo ed alle Istituzioni chiediamo con forza di potenziare le politiche di inclusione sociale ed economica delle donne e tutti quegli strumenti necessari per favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile. E’ il messaggio lanciato in occasione dell’8 marzo dalla Giunta Nazionale Confesercenti, riunita oggi a Roma.
Nonostante qualche passo avanti, le donne imprenditrici scontano ancora l’esistenza di forti barriere culturali, che scoraggiano anche gli investimenti. Tanto che la richiesta di finanziamenti finalizzati all’attività d’impresa ha visto coinvolta lo scorso anno solo un’imprenditrice su tre. E’ necessario incentivare le politiche di conciliazione familiare attraverso lo sviluppo dei servizi per il welfare delle lavoratrici autonome, incoraggiando l’avvio di nuove attività d’impresa nei settori ad essi collegati e favorendo l’accesso al credito, potenziando la Sezione speciale del “Fondo di Garanzia per le PMI” che fornisce alle imprese femminili condizioni vantaggiose per la concessione della garanzia sul credito.

lunedì 6 marzo 2017

Pil: nel quarto trimestre a +0,2%, stima sull’anno rivista a +1%

Nel quarto trimestre del 2016 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1% sul quarto trimestre del 2015. Lo rende noto l’Istat precisando che nella stima preliminare le statistiche indicavano un identico +0,2% mensile ma una crescita annua maggiore, +1,1%. Nonostante la ripresa dell’ultimo biennio, fa notare quindi l’Istat, il livello del Pil italiano del 2016 ‘è ancora inferiore di oltre il 7% rispetto al 2008 e solo nel 2016 ha superato quello del 2000′. La variazione acquisita del Pil per il 2017 e’ pari a +0,3%.

giovedì 2 marzo 2017

Pil: Confesercenti, dato positivo ma la strada è lunga. Da recuperare 60 miliardi di consumi persi tra il 2007 ed oggi

La crescita italiana si consolida, ma c’è ancora molto da fare. L’aumento del Pil nel 2016, superiore di un decimale alle stime di settembre del governo, è un dato senz’altro positivo, che però non basta a sgombrare il campo dalle incertezze.
La ripresa procede infatti ancora troppo lentamente, e restiamo fanalino di coda tra i grandi Paesi dell’Unione europea: l’aumento messo a segno dal nostro prodotto interno lordo, nonostante la revisione al rialzo, è ancora la metà di quello della Germania. Preoccupa, inoltre, l’affievolimento della ripresa dell’occupazione e dei consumi delle famiglie residenti: questi ultimi chiudono l’anno con un aumento del +1,2%, a fronte di una crescita del +1,5% registrata nel 2015.
Un risultato sotto le attese, soprattutto se si considera che l’incremento è guidato da spese fisse come trasporti e abitazione e che il terreno da recuperare è ancora molto: tra il 2007 ed oggi abbiamo perso, in valori costanti, quasi 60 miliardi di spesa per consumi finali. Le preoccupazioni sulla domanda interna sono rese ancora più stringenti dalla ripresa dell’inflazione che, in un contesto di crescita lenta dell’occupazione e del Pil, rischia di tradursi in una sensibile riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, con conseguenze negative per tutta l’economia.
E’ necessario dunque crescere più velocemente, per sostenere l’impatto dell’aumento dei prezzi dei beni energetici e soprattutto per velocizzare il processo di riduzione del debito pubblico, ormai un vero macigno ed elemento ostativo per ogni politica economica di largo respiro. Per restituire certezze e risorse a famiglie ed imprese, la strada più efficace ci pare un intervento sull’Irpef:  l’ultima revisione delle aliquote, ormai, risale a dieci anni fa. Sul breve periodo, invece, la raccomandazione è di procedere all’aggiustamento dei conti richiestoci dalla Ue senza incidere eccessivamente su consumi e Pil, da cui arrivano finalmente segnali positivi anche se deboli.

lunedì 27 febbraio 2017

Commercio al dettaglio: in sei anni vendite diminuite di 7,7 miliardi, oltre 300 euro in meno a famiglia

La crisi del commercio al dettaglio non si ferma. Nel 2016 il settore ha registrato, rispetto al 2010, una diminuzione delle vendite di circa 7,7 miliardi, oltre 300 euro di spesa in meno per famiglia. Ma la perdita non è equamente divisa tra le varie forme distributive: a crollare sono infatti soprattutto le vendite dei negozi della distribuzione tradizionale, diminuite di 6,9 miliardi in sei anni. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti, basata sull’elaborazione dei dati sulle vendite del commercio al dettaglio Istat.

Tab.1  Consumi commercializzati per tipologia distributiva. Variazioni percentuali ed assolute 2010-2016
 
Variazioni

%
miliardi €
Totale vendite
 
     Grande distribuzione
-1,2
-0,8
     Piccole superfici
-9,5
-6,9
Alimentare
 
     Grande distribuzione
+2,7
+2,3
     Piccole superfici
-11,0
-2,4
Non alimentare
 
     Grande distribuzione
-6,5
-3,1
     Piccole superfici
-9,3
-4,5
Fonte: elaborazione Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat

I dati delle vendite degli ultimi cinque anni – spiega l’ Ufficio Economico –  mostrano una profonda crisi soprattutto per le imprese del commercio tradizionale. Il comparto cumula, tra il 2011 ed il 2016, una riduzione di quasi 10 punti percentuali del valore delle vendite, con perdite rilevanti sia sul fronte dei beni alimentari (-11%, circa 2,4 miliardi di euro in meno) che su quello del no food ( -9,3%, pari ad una riduzione di circa 4,5 miliardi di euro). Di conseguenza si è ridotta ulteriormente la quota di mercato degli esercizi di minori dimensioni, ormai pari a circa il 27% sul totale ed al 16/17% nel comparto grocery.
Un po’ meglio va alla grande distribuzione, che limita il calo delle vendite complessive al  –1,2%. Ma a tenere su il dato sono le vendite alimentari nei discount: spostando l’analisi sui due macrocomparti merceologici food e no food, infatti, emerge anche per la GDO, una contrazione rilevante  (-6,5% per circa 3,1 miliardi in meno) delle vendite di prodotti non alimentari. Tuttavia, indagando la tipologia distributiva, è chiaro che siano stati i soli Discount ad incrementare le vendite, mentre gli altri esercizi a prevalenza alimentare registrano variazioni negative. Segno evidente di uno spostamento del consumatore verso il risparmio.
I consumatori italiani, effettivamente, sembrano aver tagliato tutti i possibili acquisti nei negozi. A parte le vendite alimentari, che però crescono solo dello 0,1%, tutte le altre voci appaiono negative. Perfino quella relativa a farmaci e prodotti terapeutici, un tempo giustamente ritenuta incomprimibile, ma che in questi sei anni ha registrato una flessione del 7,4% delle vendite. Ma a perdere più di tutti sono le vendite di libri, giornali, riviste e prodotti di cartoleria, che registrano una contrazione del 15,6%. Picchi negativi anche per gli elettrodomestici, in discesa del 10,4%, e dei prodotti moda: abbigliamento e pellicceria scendono del 7,9%, mentre le vendite di calzature e articoli in cuoio lasciano sul campo il 7,5%. E pure le nuove tecnologie sono al palo: l’informatica e la telefonia mostrano una flessione del -12,6%.
Durante questi anni di crisi – spiega Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti – la recessione ed i cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie hanno fatto sì che si riducessero molto le vendite del commercio in sede fissa e si mettesse in atto una redistribuzione interna delle stesse. Oltre la crisi, ha pesato certamente l’accresciuta incidenza dell’ecommerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio online, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c’è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi”.

Tab.2 Variazione cumulata delle vendite per alcuni voci di spesa, anni 2010-2016

Voce di spesa
Variazione cumulata vendite 2010-2016
Totale
-4,8%
Alimentare
+0,1%
Non alimentare
-7,5%
di cui
farmaci ed altri prodotti terapeutici
-7,4%
abbigliamento e pellicce
-7,9%
calzature, articoli in pelle e da viaggio
-7,5%
mobili ed articoli tessili e di arredamento per la casa
-8,9%
elettrodomestici, radio, televisori e registratori
-10,4%
dotazioni per l’informatica, la telefonia e le telecomunicazioni
-12,6%
generi casalinghi durevoli e non durevoli
-8,4%
utensileria per la casa e ferramenta
-4,0%
prodotti di profumeria e per la cura della persona
-0,4%
prodotti di cartoleria, libri, giornali e riviste
-15,6%
giochi, giocattoli, articoli per lo sport ed il campeggio
-0,3%
altri prodotti non precedentemente classificati
-6,7%

lunedì 20 febbraio 2017

Dl Banche, diventa legge lo scudo pubblico da 20 miliardi di euro



Varato dal governo sull’onda del fallimento sul mercato dell’aumento di capitale per Mps, il decreto banche è stato, oggi, approvato definitivamente dalla Camera con la fiducia posta anche in prima lettura al Senato. Un testo che oltre a sancire la ‘ricapitalizzazione precauzionale’ pubblica del Monte dei Paschi mette sul piatto, per fronteggiare le crisi bancarie, 20 miliardi di euro nel 2017. Una misura, l’intervento precauzionale, che potrebbe essere adottato anche per Vicenza e Veneto Banca.
soldiIl decreto prevede, inoltre, la possibilità di concessione della garanzia dello Stato sulle passività delle banche aventi sede legale in Italia, garanzia che può essere concessa a favore di una banca con patrimonio netto positivo e che abbia però urgente bisogno di liquidità e a favore di una banca in risoluzione (come Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche, CariChieti) o di un ente-ponte (le good bank nate dalla risoluzione). La garanzia dello Stato è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. La Banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine sulle proprie gambe.
E’ rimasta fuori dal testo la black list sollecitata inizialmente dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che aveva trovato spazio in diversi emendamenti e che puntava a rendere pubblici i nomi dei grandi debitori insolventi degli istituti salvati dallo Stato. Governo e maggioranza hanno invece approvato una norma che prevede che il Mef faccia una relazione ogni 4 mesi alle Camere sugli interventi statali e sui “profili di rischio e sul merito di credito” dei soggetti classificati in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio. Nulla di fatto, invece, sulle Popolari dove si mirava ad alzare la soglia di attivi oltre la quale scatta l’obbligo di trasformarsi in Spa: dopo le aperture della prima ora l’esecutivo ha deciso di soprassedere in attesa della sentenza della Consulta. Tra le novità introdotte in Parlamento arriva un tetto allo stipendio dei membri del consiglio di amministrazione e dei manager in caso di messa in campo di soldi pubblici che si aggiunge alla previsione contenuta nel decreto originario della ‘revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale’. Le due condizioni non saranno comunque obbligatorie ma solo una scelta da parte del Mef.
Per quanto riguarda, poi, le quattro banche (Banca Etruria, CariChieti, Cariferrara e Banca Marche) si riaprono i termini fino al 31 maggio per i risparmiatori che vogliano chiedere il rimborso forfettario e viene ampliata la platea di coloro che possono richiedere il rimborso forfettario per i titoli subordinati anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado. La gestione delle istanze di rimborso dovrà essere gratuita per i risparmiatori. Nei rimborsi dei bond subordinati si tira inoltre una linea in chiave anti-speculazione il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore delle norme sul bail-in. Dopo si considera acquisita la piena conoscenza della rischiosità.
 Nelle ricapitalizzazioni, invece, vengono determinti due livelli di sconto sul valore delle azioni: uno per gli obbligazionisti subordinati i cui titoli vengono convertiti in azioni e uno per il Tesoro. Gli sconti, uniti alla diluizione legata all’intervento pubblico, garantiscono la penalizzazione per gli azionisti esistenti. Sarà inoltre differente il sistema di calcolo del valore delle azioni a seconda che si tratti di banche quotate o non quotate: per le banche non quotate il valore delle azioni sarà calcolato sulla base del patrimonio, delle prospettive reddituali, del rapporto tra valori contabili e di mercato degli istituti quotati e dell’impatto delle operazioni di cessione di attivi; mentre per le banche quotate il valore delle azioni sarà fissato sulla base delle quotazioni dei trenta giorni precedenti all’emissione del decreto. Nel caso particolare in cui la banca sia quotata ma il titolo sia stato sospeso dalle contrattazioni per più di 15 giorni (come per Mps) il valore delle azioni sarà il minore tra i due.
Anche le BCC, infine, potranno trasformare le imposte differite derivanti da rettifiche su crediti deteriorati, operate fino alla fine del 2015, in crediti d’imposta. Modificati anche i termini per i versamenti del canone che le banche sono tenute a pagare per poter trasformare le Dta (deferred tax asset o, più semplicemente, in italiano “imposte anticipate”) in crediti d’imposta. Via libera infine alla ‘strategia nazionale per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale’. La norma prevede che il governo trasmetta al Parlamento entro sei mesi le linee guida della strategia che sarà coordinata da un Comitato che resterà in carica per tre anni.

giovedì 16 febbraio 2017

Dl Banche, diventa legge lo scudo pubblico da 20 miliardi di euro

Varato dal governo sull’onda del fallimento sul mercato dell’aumento di capitale per Mps, il decreto banche è stato, oggi, approvato definitivamente dalla Camera con la fiducia posta anche in prima lettura al Senato. Un testo che oltre a sancire la ‘ricapitalizzazione precauzionale’ pubblica del Monte dei Paschi mette sul piatto, per fronteggiare le crisi bancarie, 20 miliardi di euro nel 2017. Una misura, l’intervento precauzionale, che potrebbe essere adottato anche per Vicenza e Veneto Banca.
Il decreto prevede, inoltre, la possibilità di concessione della garanzia dello Stato sulle passività delle banche aventi sede legale in Italia, garanzia che può essere concessa a favore di una banca con patrimonio netto positivo e che abbia però urgente bisogno di liquidità e a favore di una banca in risoluzione (come Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche, CariChieti) o di un ente-ponte (le good bank nate dalla risoluzione). La garanzia dello Stato è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. La Banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine sulle proprie gambe.
E’ rimasta fuori dal testo la black list sollecitata inizialmente dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che aveva trovato spazio in diversi emendamenti e che puntava a rendere pubblici i nomi dei grandi debitori insolventi degli istituti salvati dallo Stato. Governo e maggioranza hanno invece approvato una norma che prevede che il Mef faccia una relazione ogni 4 mesi alle Camere sugli interventi statali e sui “profili di rischio e sul merito di credito” dei soggetti classificati in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio. Nulla di fatto, invece, sulle Popolari dove si mirava ad alzare la soglia di attivi oltre la quale scatta l’obbligo di trasformarsi in Spa: dopo le aperture della prima ora l’esecutivo ha deciso di soprassedere in attesa della sentenza della Consulta. Tra le novità introdotte in Parlamento arriva un tetto allo stipendio dei membri del consiglio di amministrazione e dei manager in caso di messa in campo di soldi pubblici che si aggiunge alla previsione contenuta nel decreto originario della ‘revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale’. Le due condizioni non saranno comunque obbligatorie ma solo una scelta da parte del Mef.
Per quanto riguarda, poi, le quattro banche (Banca Etruria, CariChieti, Cariferrara e Banca Marche) si riaprono i termini fino al 31 maggio per i risparmiatori che vogliano chiedere il rimborso forfettario e viene ampliata la platea di coloro che possono richiedere il rimborso forfettario per i titoli subordinati anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado. La gestione delle istanze di rimborso dovrà essere gratuita per i risparmiatori. Nei rimborsi dei bond subordinati si tira inoltre una linea in chiave anti-speculazione il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore delle norme sul bail-in. Dopo si considera acquisita la piena conoscenza della rischiosità.
Nelle ricapitalizzazioni, invece, vengono determinti due livelli di sconto sul valore delle azioni: uno per gli obbligazionisti subordinati i cui titoli vengono convertiti in azioni e uno per il Tesoro. Gli sconti, uniti alla diluizione legata all’intervento pubblico, garantiscono la penalizzazione per gli azionisti esistenti. Sarà inoltre differente il sistema di calcolo del valore delle azioni a seconda che si tratti di banche quotate o non quotate: per le banche non quotate il valore delle azioni sarà calcolato sulla base del patrimonio, delle prospettive reddituali, del rapporto tra valori contabili e di mercato degli istituti quotati e dell’impatto delle operazioni di cessione di attivi; mentre per le banche quotate il valore delle azioni sarà fissato sulla base delle quotazioni dei trenta giorni precedenti all’emissione del decreto. Nel caso particolare in cui la banca sia quotata ma il titolo sia stato sospeso dalle contrattazioni per più di 15 giorni (come per Mps) il valore delle azioni sarà il minore tra i due.
Anche le BCC, infine, potranno trasformare le imposte differite derivanti da rettifiche su crediti deteriorati, operate fino alla fine del 2015, in crediti d’imposta. Modificati anche i termini per i versamenti del canone che le banche sono tenute a pagare per poter trasformare le Dta (deferred tax asset o, più semplicemente, in italiano “imposte anticipate”) in crediti d’imposta. Via libera infine alla ‘strategia nazionale per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale’. La norma prevede che il governo trasmetta al Parlamento entro sei mesi le linee guida della strategia che sarà coordinata da un Comitato che resterà in carica per tre anni.