martedì 2 maggio 2017

Le parole del Presidente ALOISIO sull'atto crimale ai danni della Cremeria SottoZero

Ciò che è successo nella notte tra sabato e domenica alla Cremeria Sottozero è gravissimo! Non è possibile tollerare in alcun modo atti criminali e vessatori tanto più se compiuti in maniera così eclatante quasi a voler dare un avvertimento che va oltre il misfatto in se. Reggio non è il far west! Reggio è una città che deve crescere mettendo a frutto le tantissime potenzialità di cui è dotata ma avendo anche la consapevolezza che un qualsiasi percorso di sviluppo, potrà concretizzarsi solo opponendosi con fermezza ad ogni prevaricazione, ogni minaccia, ogni intimidazione. Piena solidarietà alla famiglia Pennestrì che con la sua arte tanto bene rappresenta la città in Italia e nel mondo

CLAUDIO ALOISIO nuovo Presidente Confesercenti Reggio Calabria


L’imprenditore reggino, già vicepresidente vicario di FederPubblicità Confesercenti, di cui è stato anche Presidente Regionale e titolare di A&S Promotion, è stato eletto all’unanimità durante l’assemblea convocata per per la mattina di venerdì 28 aprile presso i locali di vico Vitetta.
“Non sarà certamente un ruolo semplice da ricoprire, il mio impegno sarà massimo, girerò il territorio già da domani per ascoltare le esigenze dei colleghi piccoli imprenditori e commercianti che quotidianamente sono impegnati in tutte le zone dalla neonata città metropolitana”. Queste le prime parole da Presidente di Aloisio che chiarisce subito che il suo impegno non sarà statico, visiterà tutte le realtà presenti nel nostro territorio con lo scopo di “far sentire la presenza dell’associazione di categoria, troppo spesso vista come un’entità astratta”.
“Spetta a noi, in sinergia con le principali istituzioni, fare in modo che questo territorio possa risorgere dalle sue ricchezze, possa cioè abbandonare il terz’ultimo posto su scala continentale nella classifica relativa alla disoccupazione (ultima se escludiamo gli exclavi spagnoli nel continente africano) sfruttando tutto quello che il destino le ha donato, dai paesaggi alle risorse alimentari, dal clima alla conformazione del territorio, dal mare all’ingegno di tutti noi”.
Non verranno fatti grossi stravolgimenti rispetto alla strada intrapresa dall’ex Presidente Marcianò, si continuerà dunque seguendo la strada tracciata negli otto anni della sua reggenza. “Il buon lavoro svolto dal Dott. Manrcianò non deve essere solo portato avanti, ma anche e soprattutto preso come esempio di dedizione e acume gestionale”.
Dopo le parole di ringraziamento nei confronti del suo predecessore, il neo eletto Presidente Confesercenti Reggio Calabria ha preso l’impegno con assemblea elettiva, platea e stampa, a fissare, subito dopo avere ascoltato i propri associati di tutto il territorio, un incontro con le istituzioni metropolitane e regionali per creare quella sinergia che possa svilupparsi di pari passo seguendo strade comuni come ad esempio la creazione di distretti urbani del commercio, cosa attuabile solo se la parte istituzionale si impegna a pianificarne la realizzazione.
“Vogliamo essere protagonisti della nascita e contribuire allo sviluppo della Città Metropolitana di Reggio Calabria, perché siamo fortemente convinti che questo titolo non sia solo un pennacchio di cui fregiarsi e vantarsi, ma possa rappresentare un’importante, forse l’ultima, opportunità di agguantare in extremis il treno che porta verso sviluppo, progresso, lavoro e benessere, cercando di far salire sul convoglio, ormai già in viaggio, un territorio dalle enormi potenzialità e non più un inutile carrozzone capace solo di rallentarne la marcia.”
“Per fare questo sarà necessario lavorare duramente tutti insieme, facendo squadra al nostro interno, dove fondamentale sarà il supporto offerto dai vice-presidenti e dell’assemblea; tenendo sempre una mano tesa verso la collaborazione con le atre associazioni di categoria perché solo in questo modo la voce dei nostri associati potrà essere più forte e autorevole di quanto lo sia stata fino ad oggi”.

lunedì 20 marzo 2017

Fisco: rottamazione cartelle, da oggi attivi gli uffici Caf

La rottamazione delle cartelle Equitalia sta andando verso la fase più calda. Secondo la consulta nazionale dei Caf (Centri di assistenza fiscale) è ipotizzabile che nei prossimi giorni “milioni di italiani (oltre 400.000 fino ad oggi) si accalchino nelle sedi della società di riscossione per multe stradali, bolli auto e variegati e sconosciuti importi, oltre che sanzioni per errori nelle dichiarazioni fiscali, che vorrebbero rottamare con pagamenti diluiti e senza interessi. Da oggi sarà possibile rivolgersi anche ai Caf per rottamare le cartelle per il periodo 2000 - 2016″.
“Da tempo Equitalia ha avviato dei canali telematici accessibili ai cittadini più avvezzi all’utilizzo degli strumenti informatici, ipotizzando forse – afferma la consulta dei Caf – che il ricorso al proprio sito, all’interno del quale la cartella di ogni cittadino può essere aperta ritrovando tutte le informazioni e le cifre richieste, fosse la soluzione più semplice ed idonea, ma purtroppo non è così”.
La realtà è che non sempre è facile muoversi tra le pieghe delle normative e delle prassi fiscali. Per aiutare questi cittadini in aggiunta ai professionisti del settore, da oggi ci saranno anche i CAF, i Centri di Assistenza Fiscale, “che potranno essere delegati a compiere per loro la rottamazione delle cartelle. I CAF, oltre all’aiuto pratico nella elaborazione della richiesta, sono soprattutto chiamati a svolgere il proprio ruolo rivolto alla tutela dei contribuenti. Il temine previsto ancora oggi è del 31 marzo: potrebbe essere prorogato fino al 21 aprile, con provvedimento del Governo”.

venerdì 10 marzo 2017

Imprese femminili: crescono più velocemente ma durano di meno, potenziare politiche di sviluppo

Le imprese femminili crescono più velocemente, in termini di numero di attività, rispetto a quelle maschili; ma hanno un’esistenza più breve: nel 2016 il ciclo di vita medio di un’impresa guidata da una donna (12,9 anni) è stato di quasi due anni più corto rispetto alla media generale (14,7 anni). Un gap che segnala come il pieno raggiungimento della parità donna-uomo nella società e nel mondo del lavoro sia ancora lontano. Al Governo ed alle Istituzioni chiediamo con forza di potenziare le politiche di inclusione sociale ed economica delle donne e tutti quegli strumenti necessari per favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile. E’ il messaggio lanciato in occasione dell’8 marzo dalla Giunta Nazionale Confesercenti, riunita oggi a Roma.
Nonostante qualche passo avanti, le donne imprenditrici scontano ancora l’esistenza di forti barriere culturali, che scoraggiano anche gli investimenti. Tanto che la richiesta di finanziamenti finalizzati all’attività d’impresa ha visto coinvolta lo scorso anno solo un’imprenditrice su tre. E’ necessario incentivare le politiche di conciliazione familiare attraverso lo sviluppo dei servizi per il welfare delle lavoratrici autonome, incoraggiando l’avvio di nuove attività d’impresa nei settori ad essi collegati e favorendo l’accesso al credito, potenziando la Sezione speciale del “Fondo di Garanzia per le PMI” che fornisce alle imprese femminili condizioni vantaggiose per la concessione della garanzia sul credito.

lunedì 6 marzo 2017

Pil: nel quarto trimestre a +0,2%, stima sull’anno rivista a +1%

Nel quarto trimestre del 2016 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1% sul quarto trimestre del 2015. Lo rende noto l’Istat precisando che nella stima preliminare le statistiche indicavano un identico +0,2% mensile ma una crescita annua maggiore, +1,1%. Nonostante la ripresa dell’ultimo biennio, fa notare quindi l’Istat, il livello del Pil italiano del 2016 ‘è ancora inferiore di oltre il 7% rispetto al 2008 e solo nel 2016 ha superato quello del 2000′. La variazione acquisita del Pil per il 2017 e’ pari a +0,3%.

giovedì 2 marzo 2017

Pil: Confesercenti, dato positivo ma la strada è lunga. Da recuperare 60 miliardi di consumi persi tra il 2007 ed oggi

La crescita italiana si consolida, ma c’è ancora molto da fare. L’aumento del Pil nel 2016, superiore di un decimale alle stime di settembre del governo, è un dato senz’altro positivo, che però non basta a sgombrare il campo dalle incertezze.
La ripresa procede infatti ancora troppo lentamente, e restiamo fanalino di coda tra i grandi Paesi dell’Unione europea: l’aumento messo a segno dal nostro prodotto interno lordo, nonostante la revisione al rialzo, è ancora la metà di quello della Germania. Preoccupa, inoltre, l’affievolimento della ripresa dell’occupazione e dei consumi delle famiglie residenti: questi ultimi chiudono l’anno con un aumento del +1,2%, a fronte di una crescita del +1,5% registrata nel 2015.
Un risultato sotto le attese, soprattutto se si considera che l’incremento è guidato da spese fisse come trasporti e abitazione e che il terreno da recuperare è ancora molto: tra il 2007 ed oggi abbiamo perso, in valori costanti, quasi 60 miliardi di spesa per consumi finali. Le preoccupazioni sulla domanda interna sono rese ancora più stringenti dalla ripresa dell’inflazione che, in un contesto di crescita lenta dell’occupazione e del Pil, rischia di tradursi in una sensibile riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, con conseguenze negative per tutta l’economia.
E’ necessario dunque crescere più velocemente, per sostenere l’impatto dell’aumento dei prezzi dei beni energetici e soprattutto per velocizzare il processo di riduzione del debito pubblico, ormai un vero macigno ed elemento ostativo per ogni politica economica di largo respiro. Per restituire certezze e risorse a famiglie ed imprese, la strada più efficace ci pare un intervento sull’Irpef:  l’ultima revisione delle aliquote, ormai, risale a dieci anni fa. Sul breve periodo, invece, la raccomandazione è di procedere all’aggiustamento dei conti richiestoci dalla Ue senza incidere eccessivamente su consumi e Pil, da cui arrivano finalmente segnali positivi anche se deboli.

lunedì 27 febbraio 2017

Commercio al dettaglio: in sei anni vendite diminuite di 7,7 miliardi, oltre 300 euro in meno a famiglia

La crisi del commercio al dettaglio non si ferma. Nel 2016 il settore ha registrato, rispetto al 2010, una diminuzione delle vendite di circa 7,7 miliardi, oltre 300 euro di spesa in meno per famiglia. Ma la perdita non è equamente divisa tra le varie forme distributive: a crollare sono infatti soprattutto le vendite dei negozi della distribuzione tradizionale, diminuite di 6,9 miliardi in sei anni. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti, basata sull’elaborazione dei dati sulle vendite del commercio al dettaglio Istat.

Tab.1  Consumi commercializzati per tipologia distributiva. Variazioni percentuali ed assolute 2010-2016
 
Variazioni

%
miliardi €
Totale vendite
 
     Grande distribuzione
-1,2
-0,8
     Piccole superfici
-9,5
-6,9
Alimentare
 
     Grande distribuzione
+2,7
+2,3
     Piccole superfici
-11,0
-2,4
Non alimentare
 
     Grande distribuzione
-6,5
-3,1
     Piccole superfici
-9,3
-4,5
Fonte: elaborazione Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat

I dati delle vendite degli ultimi cinque anni – spiega l’ Ufficio Economico –  mostrano una profonda crisi soprattutto per le imprese del commercio tradizionale. Il comparto cumula, tra il 2011 ed il 2016, una riduzione di quasi 10 punti percentuali del valore delle vendite, con perdite rilevanti sia sul fronte dei beni alimentari (-11%, circa 2,4 miliardi di euro in meno) che su quello del no food ( -9,3%, pari ad una riduzione di circa 4,5 miliardi di euro). Di conseguenza si è ridotta ulteriormente la quota di mercato degli esercizi di minori dimensioni, ormai pari a circa il 27% sul totale ed al 16/17% nel comparto grocery.
Un po’ meglio va alla grande distribuzione, che limita il calo delle vendite complessive al  –1,2%. Ma a tenere su il dato sono le vendite alimentari nei discount: spostando l’analisi sui due macrocomparti merceologici food e no food, infatti, emerge anche per la GDO, una contrazione rilevante  (-6,5% per circa 3,1 miliardi in meno) delle vendite di prodotti non alimentari. Tuttavia, indagando la tipologia distributiva, è chiaro che siano stati i soli Discount ad incrementare le vendite, mentre gli altri esercizi a prevalenza alimentare registrano variazioni negative. Segno evidente di uno spostamento del consumatore verso il risparmio.
I consumatori italiani, effettivamente, sembrano aver tagliato tutti i possibili acquisti nei negozi. A parte le vendite alimentari, che però crescono solo dello 0,1%, tutte le altre voci appaiono negative. Perfino quella relativa a farmaci e prodotti terapeutici, un tempo giustamente ritenuta incomprimibile, ma che in questi sei anni ha registrato una flessione del 7,4% delle vendite. Ma a perdere più di tutti sono le vendite di libri, giornali, riviste e prodotti di cartoleria, che registrano una contrazione del 15,6%. Picchi negativi anche per gli elettrodomestici, in discesa del 10,4%, e dei prodotti moda: abbigliamento e pellicceria scendono del 7,9%, mentre le vendite di calzature e articoli in cuoio lasciano sul campo il 7,5%. E pure le nuove tecnologie sono al palo: l’informatica e la telefonia mostrano una flessione del -12,6%.
Durante questi anni di crisi – spiega Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti – la recessione ed i cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie hanno fatto sì che si riducessero molto le vendite del commercio in sede fissa e si mettesse in atto una redistribuzione interna delle stesse. Oltre la crisi, ha pesato certamente l’accresciuta incidenza dell’ecommerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio online, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c’è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi”.

Tab.2 Variazione cumulata delle vendite per alcuni voci di spesa, anni 2010-2016

Voce di spesa
Variazione cumulata vendite 2010-2016
Totale
-4,8%
Alimentare
+0,1%
Non alimentare
-7,5%
di cui
farmaci ed altri prodotti terapeutici
-7,4%
abbigliamento e pellicce
-7,9%
calzature, articoli in pelle e da viaggio
-7,5%
mobili ed articoli tessili e di arredamento per la casa
-8,9%
elettrodomestici, radio, televisori e registratori
-10,4%
dotazioni per l’informatica, la telefonia e le telecomunicazioni
-12,6%
generi casalinghi durevoli e non durevoli
-8,4%
utensileria per la casa e ferramenta
-4,0%
prodotti di profumeria e per la cura della persona
-0,4%
prodotti di cartoleria, libri, giornali e riviste
-15,6%
giochi, giocattoli, articoli per lo sport ed il campeggio
-0,3%
altri prodotti non precedentemente classificati
-6,7%