lunedì 27 febbraio 2017

Commercio al dettaglio: in sei anni vendite diminuite di 7,7 miliardi, oltre 300 euro in meno a famiglia

La crisi del commercio al dettaglio non si ferma. Nel 2016 il settore ha registrato, rispetto al 2010, una diminuzione delle vendite di circa 7,7 miliardi, oltre 300 euro di spesa in meno per famiglia. Ma la perdita non è equamente divisa tra le varie forme distributive: a crollare sono infatti soprattutto le vendite dei negozi della distribuzione tradizionale, diminuite di 6,9 miliardi in sei anni. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti, basata sull’elaborazione dei dati sulle vendite del commercio al dettaglio Istat.

Tab.1  Consumi commercializzati per tipologia distributiva. Variazioni percentuali ed assolute 2010-2016
 
Variazioni

%
miliardi €
Totale vendite
 
     Grande distribuzione
-1,2
-0,8
     Piccole superfici
-9,5
-6,9
Alimentare
 
     Grande distribuzione
+2,7
+2,3
     Piccole superfici
-11,0
-2,4
Non alimentare
 
     Grande distribuzione
-6,5
-3,1
     Piccole superfici
-9,3
-4,5
Fonte: elaborazione Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat

I dati delle vendite degli ultimi cinque anni – spiega l’ Ufficio Economico –  mostrano una profonda crisi soprattutto per le imprese del commercio tradizionale. Il comparto cumula, tra il 2011 ed il 2016, una riduzione di quasi 10 punti percentuali del valore delle vendite, con perdite rilevanti sia sul fronte dei beni alimentari (-11%, circa 2,4 miliardi di euro in meno) che su quello del no food ( -9,3%, pari ad una riduzione di circa 4,5 miliardi di euro). Di conseguenza si è ridotta ulteriormente la quota di mercato degli esercizi di minori dimensioni, ormai pari a circa il 27% sul totale ed al 16/17% nel comparto grocery.
Un po’ meglio va alla grande distribuzione, che limita il calo delle vendite complessive al  –1,2%. Ma a tenere su il dato sono le vendite alimentari nei discount: spostando l’analisi sui due macrocomparti merceologici food e no food, infatti, emerge anche per la GDO, una contrazione rilevante  (-6,5% per circa 3,1 miliardi in meno) delle vendite di prodotti non alimentari. Tuttavia, indagando la tipologia distributiva, è chiaro che siano stati i soli Discount ad incrementare le vendite, mentre gli altri esercizi a prevalenza alimentare registrano variazioni negative. Segno evidente di uno spostamento del consumatore verso il risparmio.
I consumatori italiani, effettivamente, sembrano aver tagliato tutti i possibili acquisti nei negozi. A parte le vendite alimentari, che però crescono solo dello 0,1%, tutte le altre voci appaiono negative. Perfino quella relativa a farmaci e prodotti terapeutici, un tempo giustamente ritenuta incomprimibile, ma che in questi sei anni ha registrato una flessione del 7,4% delle vendite. Ma a perdere più di tutti sono le vendite di libri, giornali, riviste e prodotti di cartoleria, che registrano una contrazione del 15,6%. Picchi negativi anche per gli elettrodomestici, in discesa del 10,4%, e dei prodotti moda: abbigliamento e pellicceria scendono del 7,9%, mentre le vendite di calzature e articoli in cuoio lasciano sul campo il 7,5%. E pure le nuove tecnologie sono al palo: l’informatica e la telefonia mostrano una flessione del -12,6%.
Durante questi anni di crisi – spiega Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti – la recessione ed i cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie hanno fatto sì che si riducessero molto le vendite del commercio in sede fissa e si mettesse in atto una redistribuzione interna delle stesse. Oltre la crisi, ha pesato certamente l’accresciuta incidenza dell’ecommerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio online, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c’è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi”.

Tab.2 Variazione cumulata delle vendite per alcuni voci di spesa, anni 2010-2016

Voce di spesa
Variazione cumulata vendite 2010-2016
Totale
-4,8%
Alimentare
+0,1%
Non alimentare
-7,5%
di cui
farmaci ed altri prodotti terapeutici
-7,4%
abbigliamento e pellicce
-7,9%
calzature, articoli in pelle e da viaggio
-7,5%
mobili ed articoli tessili e di arredamento per la casa
-8,9%
elettrodomestici, radio, televisori e registratori
-10,4%
dotazioni per l’informatica, la telefonia e le telecomunicazioni
-12,6%
generi casalinghi durevoli e non durevoli
-8,4%
utensileria per la casa e ferramenta
-4,0%
prodotti di profumeria e per la cura della persona
-0,4%
prodotti di cartoleria, libri, giornali e riviste
-15,6%
giochi, giocattoli, articoli per lo sport ed il campeggio
-0,3%
altri prodotti non precedentemente classificati
-6,7%

lunedì 20 febbraio 2017

Dl Banche, diventa legge lo scudo pubblico da 20 miliardi di euro



Varato dal governo sull’onda del fallimento sul mercato dell’aumento di capitale per Mps, il decreto banche è stato, oggi, approvato definitivamente dalla Camera con la fiducia posta anche in prima lettura al Senato. Un testo che oltre a sancire la ‘ricapitalizzazione precauzionale’ pubblica del Monte dei Paschi mette sul piatto, per fronteggiare le crisi bancarie, 20 miliardi di euro nel 2017. Una misura, l’intervento precauzionale, che potrebbe essere adottato anche per Vicenza e Veneto Banca.
soldiIl decreto prevede, inoltre, la possibilità di concessione della garanzia dello Stato sulle passività delle banche aventi sede legale in Italia, garanzia che può essere concessa a favore di una banca con patrimonio netto positivo e che abbia però urgente bisogno di liquidità e a favore di una banca in risoluzione (come Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche, CariChieti) o di un ente-ponte (le good bank nate dalla risoluzione). La garanzia dello Stato è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. La Banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine sulle proprie gambe.
E’ rimasta fuori dal testo la black list sollecitata inizialmente dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che aveva trovato spazio in diversi emendamenti e che puntava a rendere pubblici i nomi dei grandi debitori insolventi degli istituti salvati dallo Stato. Governo e maggioranza hanno invece approvato una norma che prevede che il Mef faccia una relazione ogni 4 mesi alle Camere sugli interventi statali e sui “profili di rischio e sul merito di credito” dei soggetti classificati in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio. Nulla di fatto, invece, sulle Popolari dove si mirava ad alzare la soglia di attivi oltre la quale scatta l’obbligo di trasformarsi in Spa: dopo le aperture della prima ora l’esecutivo ha deciso di soprassedere in attesa della sentenza della Consulta. Tra le novità introdotte in Parlamento arriva un tetto allo stipendio dei membri del consiglio di amministrazione e dei manager in caso di messa in campo di soldi pubblici che si aggiunge alla previsione contenuta nel decreto originario della ‘revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale’. Le due condizioni non saranno comunque obbligatorie ma solo una scelta da parte del Mef.
Per quanto riguarda, poi, le quattro banche (Banca Etruria, CariChieti, Cariferrara e Banca Marche) si riaprono i termini fino al 31 maggio per i risparmiatori che vogliano chiedere il rimborso forfettario e viene ampliata la platea di coloro che possono richiedere il rimborso forfettario per i titoli subordinati anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado. La gestione delle istanze di rimborso dovrà essere gratuita per i risparmiatori. Nei rimborsi dei bond subordinati si tira inoltre una linea in chiave anti-speculazione il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore delle norme sul bail-in. Dopo si considera acquisita la piena conoscenza della rischiosità.
 Nelle ricapitalizzazioni, invece, vengono determinti due livelli di sconto sul valore delle azioni: uno per gli obbligazionisti subordinati i cui titoli vengono convertiti in azioni e uno per il Tesoro. Gli sconti, uniti alla diluizione legata all’intervento pubblico, garantiscono la penalizzazione per gli azionisti esistenti. Sarà inoltre differente il sistema di calcolo del valore delle azioni a seconda che si tratti di banche quotate o non quotate: per le banche non quotate il valore delle azioni sarà calcolato sulla base del patrimonio, delle prospettive reddituali, del rapporto tra valori contabili e di mercato degli istituti quotati e dell’impatto delle operazioni di cessione di attivi; mentre per le banche quotate il valore delle azioni sarà fissato sulla base delle quotazioni dei trenta giorni precedenti all’emissione del decreto. Nel caso particolare in cui la banca sia quotata ma il titolo sia stato sospeso dalle contrattazioni per più di 15 giorni (come per Mps) il valore delle azioni sarà il minore tra i due.
Anche le BCC, infine, potranno trasformare le imposte differite derivanti da rettifiche su crediti deteriorati, operate fino alla fine del 2015, in crediti d’imposta. Modificati anche i termini per i versamenti del canone che le banche sono tenute a pagare per poter trasformare le Dta (deferred tax asset o, più semplicemente, in italiano “imposte anticipate”) in crediti d’imposta. Via libera infine alla ‘strategia nazionale per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale’. La norma prevede che il governo trasmetta al Parlamento entro sei mesi le linee guida della strategia che sarà coordinata da un Comitato che resterà in carica per tre anni.

giovedì 16 febbraio 2017

Dl Banche, diventa legge lo scudo pubblico da 20 miliardi di euro

Varato dal governo sull’onda del fallimento sul mercato dell’aumento di capitale per Mps, il decreto banche è stato, oggi, approvato definitivamente dalla Camera con la fiducia posta anche in prima lettura al Senato. Un testo che oltre a sancire la ‘ricapitalizzazione precauzionale’ pubblica del Monte dei Paschi mette sul piatto, per fronteggiare le crisi bancarie, 20 miliardi di euro nel 2017. Una misura, l’intervento precauzionale, che potrebbe essere adottato anche per Vicenza e Veneto Banca.
Il decreto prevede, inoltre, la possibilità di concessione della garanzia dello Stato sulle passività delle banche aventi sede legale in Italia, garanzia che può essere concessa a favore di una banca con patrimonio netto positivo e che abbia però urgente bisogno di liquidità e a favore di una banca in risoluzione (come Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche, CariChieti) o di un ente-ponte (le good bank nate dalla risoluzione). La garanzia dello Stato è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. La Banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine sulle proprie gambe.
E’ rimasta fuori dal testo la black list sollecitata inizialmente dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che aveva trovato spazio in diversi emendamenti e che puntava a rendere pubblici i nomi dei grandi debitori insolventi degli istituti salvati dallo Stato. Governo e maggioranza hanno invece approvato una norma che prevede che il Mef faccia una relazione ogni 4 mesi alle Camere sugli interventi statali e sui “profili di rischio e sul merito di credito” dei soggetti classificati in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio. Nulla di fatto, invece, sulle Popolari dove si mirava ad alzare la soglia di attivi oltre la quale scatta l’obbligo di trasformarsi in Spa: dopo le aperture della prima ora l’esecutivo ha deciso di soprassedere in attesa della sentenza della Consulta. Tra le novità introdotte in Parlamento arriva un tetto allo stipendio dei membri del consiglio di amministrazione e dei manager in caso di messa in campo di soldi pubblici che si aggiunge alla previsione contenuta nel decreto originario della ‘revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale’. Le due condizioni non saranno comunque obbligatorie ma solo una scelta da parte del Mef.
Per quanto riguarda, poi, le quattro banche (Banca Etruria, CariChieti, Cariferrara e Banca Marche) si riaprono i termini fino al 31 maggio per i risparmiatori che vogliano chiedere il rimborso forfettario e viene ampliata la platea di coloro che possono richiedere il rimborso forfettario per i titoli subordinati anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado. La gestione delle istanze di rimborso dovrà essere gratuita per i risparmiatori. Nei rimborsi dei bond subordinati si tira inoltre una linea in chiave anti-speculazione il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore delle norme sul bail-in. Dopo si considera acquisita la piena conoscenza della rischiosità.
Nelle ricapitalizzazioni, invece, vengono determinti due livelli di sconto sul valore delle azioni: uno per gli obbligazionisti subordinati i cui titoli vengono convertiti in azioni e uno per il Tesoro. Gli sconti, uniti alla diluizione legata all’intervento pubblico, garantiscono la penalizzazione per gli azionisti esistenti. Sarà inoltre differente il sistema di calcolo del valore delle azioni a seconda che si tratti di banche quotate o non quotate: per le banche non quotate il valore delle azioni sarà calcolato sulla base del patrimonio, delle prospettive reddituali, del rapporto tra valori contabili e di mercato degli istituti quotati e dell’impatto delle operazioni di cessione di attivi; mentre per le banche quotate il valore delle azioni sarà fissato sulla base delle quotazioni dei trenta giorni precedenti all’emissione del decreto. Nel caso particolare in cui la banca sia quotata ma il titolo sia stato sospeso dalle contrattazioni per più di 15 giorni (come per Mps) il valore delle azioni sarà il minore tra i due.
Anche le BCC, infine, potranno trasformare le imposte differite derivanti da rettifiche su crediti deteriorati, operate fino alla fine del 2015, in crediti d’imposta. Modificati anche i termini per i versamenti del canone che le banche sono tenute a pagare per poter trasformare le Dta (deferred tax asset o, più semplicemente, in italiano “imposte anticipate”) in crediti d’imposta. Via libera infine alla ‘strategia nazionale per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale’. La norma prevede che il governo trasmetta al Parlamento entro sei mesi le linee guida della strategia che sarà coordinata da un Comitato che resterà in carica per tre anni.

mercoledì 8 febbraio 2017

Bolkestein: caos bandi, la conferenza Anva-Fiva

L’esclusione dalla Bolkestein del commercio su aree pubbliche è “una richiesta avanzata dal settore fin dal 2009”, e se fosse possibile le imprese ne sarebbero felici. Nel frattempo, però, vogliono certezze.  Anche perché il decreto Milleproroghe, che pure sancisce lo spostamento dell’applicazione della direttiva europea, così com’è  crea il caos e  non dà alcuna garanzia alle imprese esistenti, mettendo a rischio le quasi 200mila attività e gli 530mila lavoratori del settore.
A lanciare la denuncia sono Anva Confesercenti e Fiva Confcommercio, i cui iscritti rappresentano circa il 70% del commercio su area pubblica.  Sotto accusa il provvedimento licenziato alla fine di dicembre dal Governo, che ignora le garanzie per gli operatori che erano state stabilite precedentemente dall’Intesa Stato Regioni. “La proroga al 2018 non prevede le garanzie per le imprese esistenti introdotte dall’intesa del 2012 con la Conferenza Stato Regioni e crea il caos sui bandi delle concessioni, che circa 2500 comuni su 8 mila hanno già avviato”, afferma il presidente di Anva, Maurizio Innocenti.
La richiesta delle associazioni, sintetizza Innocenti, è quindi che “la proroga, a cui non siamo contrari, mantenga l’intesa del 2012”, con le garanzie che dà alle imprese. Quanto poi alla possibilità di escludere gli ambulanti dalla direttiva Bolkestein, che prevede la messa all’asta delle concessioni, osserva, tutte le sigle sindacali sono d’accordo.  Chiarisce Innocenti, “se la politica tutta è d’accordo come dice di essere con l’uscita dalla Bolkestein, noi ne siamo ben felici. Ma va fatta in modo serio, con una legge e certezza di non incappare in un’infrazione europea. Non può avvenire con un ordine del giorno, così è una presa in giro: tra governi, regioni e commissioni sono stati approvati oltre 70 ordini del giorno simili, ma – come è evidente – senza alcun risultato. Si faccia piuttosto un decreto legge che sosterremo senza alcun indugio”

giovedì 2 febbraio 2017

Sud: cambia credito imposta. Per Pmi sconto fino al 45%

Aumenta il credito d’imposta per le aziende del Sud. Con un emendamento al decreto per il Mezzogiorno presentato in Commissione Bilancio della Camera, il Governo punta ad accrescere le aliquote di agevolazione, ampliare l’area di applicazione anche alla Sardegna ed estendere i criteri di accesso.
Per le grandi imprese il credito per l’acquisto di beni strumentali passa dal 10% al 25%, con maggiorazioni pari al 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole: si arriva così al 45%. L’aumento rientra nei fondi stanziati nella Legge di Bilancio, pari a 617 milioni di euro.

lunedì 30 gennaio 2017

Istat: “Cala fiducia consumatori, su per imprese ma soffre il commercio”

Peggiora a gennaio la fiducia del consumatori, secondo quanto rende noto l’Istat, che viene affossata dalle opinioni sul clima economico e su quello futuro. Risale invece la fiducia delle imprese, con progressi in tutti i settori tranne il commercio al dettaglio. Il clima di fiducia dei consumatori scende da 110,9 a 108,8 punti mantenendosi comunque su un livello superiore a quello di novembre 2016 e con una “lieve crescita” per la componente personale e quella corrente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi) aumenta, invecem da 100,2 a 102,5. Tra le imprese, l’Istat registra un miglioramento della fiducia nel settore manifatturiero (l’indice passa da 103,7 a 104,8), nelle costruzioni (da 120,4 a 123,9) e nei servizi (da 102,5 a 105,4) e, in controtendenza, un calo nel commercio al dettaglio dove l’indice scende da 107,5 a 103,3 in un mese chiave, quello dei saldi invernali.
L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti. La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.
Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.
Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

giovedì 26 gennaio 2017

Home Restaurant, la Camera approva la legge. Mazzi: “Bene la regolamentazione”

La Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento di legge n. 3258, d’iniziativa del Deputato Nino Minardo, per disciplinare “l’attività di ristorazione in abitazione privata (home restaurant)”. Si tratta di una normativa finalizzata a regolamentare l’organizzazione di eventi enogastronomici all’interno di abitazioni private, prenotabili sul web.
Una disciplina legislativa che ha già suscitato vibrate proteste da parte dei detentori di queste piattaforme di prenotazioni. Il provvedimento è passato adesso al Senato per la conversione in Legge.
“La Confesercenti è stata la prima a sollevare l’esigenza di una regolamentazione – dice Rita Mazzi, Direttore Provinciale dell’Associazione di categoria di La Spezia- per un fenomeno che sta crescendo anche sul nostro territorio e che sta oggettivamente creando sleale ed abusiva concorrenza nei confronti dei regolari esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.
Il provvedimento si propone di regolare un fenomeno recente, ad oggi privo di disciplina, espressione della cosiddetta sharing economy: privati cittadini, nell’ambito di un’attività non professionale, ricevono presso la propria abitazione ospiti con cui sono entrati in contatto attraverso piattaforme digitali, offrendo loro una cena, dietro pagamento effettuato, solitamente, mediante le stesse piattaforme digitali.”
In Italia il fenomeno, secondo l’indagine di Fiepet – Confesercenti, nel 2014 contava già 7 mila cuochi inattività con circa 37 mila eventi realizzati, con un incasso medio di 198 euro. Il testo approvato dalla Camera dei deputati pone degli obblighi in capo ai gestori delle piattaforme digitali attraverso cui avviene il contatto tra il cuoco operatore e l’utente finale.
Stabilisce che l’operatore cuoco debba svolgere questa attività in modo non professionale, fissando un limite annuo ai proventi di 5.000 euro. Fissa, inoltre, le caratteristiche che devono essere possedute dall’immobile in cui si esercita l’attività di ristorazione, nonché l’obbligo di rispettare talune procedure igieniche. Dispone, infine, alcune sanzioni che arrivano fino alla chiusura dell’esercizio per i soggetti che violano le norme.